Quaresima e Pasqua d’altri tempi: Fede e tradizioni (parte 1)

Tra le festività che fede e tradizione incastonavano nella quotidianità di una popolazione in gran parte contadina come quella Afforese la Quaresima, la Settimana di Passione e la Pasqua acquisivano un ruolo speciale: in particolare la Pasqua era la festa del Risorto e della Natura che risorgeva a nuova vita dopo il calvario della stagione invernale. Nel contesto culturale e pratico della comunità Afforese il ciclo della vita presentava il tempo della Nuova Aurora come ricorrente proseguimento della Vita in nuovo giorno di attesa e speranza. Per questi profondi valori radicati nel vissuto la Quaresima era considerata come un periodo forte caratterizzato da comportamenti ed eventi tradizionali tipici di un popolo che viveva in semplicità e convinzione la propria fede. Sfogliando tra le vecchie carte d’Archivio ho letto interesse e meraviglia, quanta intima gioia e schietta aria di genuina festa popolare animavano la Pasqua Afforese. Appunto in armonia col concetto biblico di “passaggio” era vissuta come il festoso passaggio dalla stagione morta invernale ad un nuovo anno ricco di speranze nella vita rinascente di nuova primavera e di gioia dello spirito e di promessa per futuri raccolti. 

Ho ancora impresso nel cuore e nella mente il ricordo di quei 40 giorni di attesa del Risorto, come condizionavano la vita della nostra comunità. In paese, in famiglia, in chiesa (ero allora neo chierichetto) assistevo ad un sensibile cambiamento di vita di abitudini che trovava riscontro nei racconti dei nonni. L’attesa. l’animazione,  la trepidazione, i progetti, gli accordi, il sentimento, tutto portava a QUEL GIORNO, il vertice dei 40 giorni di cammino dello spirito. L’incontro fra il silenzio, la solitudine, la morte e la Luce, la Gioia, la Vittoria del Risorto! Ricordo quella S. Messa della I domenica di Quaresima in cui tutte le famiglie si impegnavano nella preghiera, nello scegliere un particolare sacrificio settimanale, l’adesione a turni di adorazione e fedele partecipazione ai riti. Il Venerdì assumeva particolare importanza: in famiglia strettamente di magro (secondo il Precetto) niente frutta, dolciumi, fuori pasto, moderate bevande, S. Rosario la sera, niente musica e radio. In paese(01Quaresima) niente feste, suoni, canti e balli con moderazione e solo nei locali pubblici. In parrocchiale: giorno aliturgicoun segnale dei riti con tre sole campane, Via Crucis alle 15 con predica e Rosario. Tutte le immagini e statue coperte con velo morello tranne i due angeli dell’altare maggiore (la Preghiera e l’Adorazione), Pure coperta la statua di S. Giuseppe con velo ricamato oro, di ottima fattura e preziosa stoffa. Niente lumini votivi nelle due cappelle ed alle statue dei Santi Antonio, Rita e Teresina ma solo al Crocifisso all’altar maggiore. Le 14 stazioni della Via Crucis (02Quaresima) erano raffigurate in quelle splendide artistiche stampe del ‘700 donate nel 1884 (custodite in Archivio) che ancora oggi esponiamo in cappella di S. Giuseppe. 

Nel tempo di attesa della Settimana Santa, l’Autentica, fra le umili mura domestiche, negli ampi cortili, nelle case di ringhiera, nei popolosi caseggiati delle Cooperative, nelle cassine sperdute tra campi si preparavano gli attrezzi per i prossimi lavori campestri: carri, vanghe, zappe, lame di falci che si rivestivano di luce, frementi di iniziare la loro indispensabile opera. Il primo bagliore di luce e di gioia, come un risveglio da un mesto torpore invernale si manifestava il Sabato di vigilia della Domenica delle Palme:  gruppi di giovani e ragazzi passavano per le corti a raccogliere fascine di legna distribuendo augurali rami d’ulivo: “Raccogliamo legna per il falò del Sabato” Il cortile della canonica (attuale via Osculati 17) come ci attesta già nell’800 il parroco don Astesani, si tramutava in estemporaneo deposito di fascine d’ogni tipo di legna in attesa della S. Messa di vigilia e del falò delle Palme. Era il nostro Osanna al Figlio di David, il saluto all’Agnello in cammino verso il suo sacrificio. Così, ricordo, il parroco don Tognola ci preparava alla festa dell’Osanna. Il calore, la luce, il crepitare delle fiamme dei cento falò sparsi per il paese, erano uno sfavillante coro di lode, e di gioia che disponeva gli animi a vivere in profondità il valore ed i segni dell’incombente Settimana di Passione. Una interminabile processione per vie, strade, cortili, aie: Affori sembrava un temporaneo uliveto. Portoni, finestre, balconi addobbati ulivo e fiori. (03Quaresima) Dopo tanti giorni di sacrifici, astinenze, preghiere, penitenze arrivava Lui, trionfante, vittima destinata al Calvario, ma già vittorioso della morte. Anche nella parrocchiale i riti riprendono una contenuta solennità, con paramenti rosso vivo in cornice di canti e luci e benedizione particolare con ulivo che verrà portato dai presenti nelle proprie famiglie o donato in segno di pace, amicizia, cordialità, amore beneaugurando per il futuro. Contadini, artigiani, operai, più fede e sentimento che cultura, vissuta una lunga Quaresima, ora esultavano in quella giornata di ulivo, luce, canti, gioia: Il fuoco, la luce sui candelabri, il profumo dell’incenso, i canti, centinaia di rami di ulivo, ma solo per quella splendida giornata. Poi ancora Quaresima, il cuore della Quaresima: la Settimana, quella Autentica! Tre giorni preparatori soffusi di preghiere, fioretti, rosari, litanie, L’attesa per il Sacro Triduo di Passione culminava il Giovedì Santo al ricordo della cena del tradimento, dell’istituzione dell’Eucaristia, del Sacerdozio. Momento di intensa partecipazione era la S. Messa solenne al tramonto e riposizione delle Sacre Specie nella grotta dello scurolo allestito all’altare di S. Giuseppe. (04Quaresimascurolo…) (Fedeli in preghiera a turni per tutta notte sino all’alba del giorno che sconvolse la Storia, per non lasciar sola la Vittima con la tragica morte. Poi il silenzio! Come da tradizione nata nel 1552, detta Visita alle Sette Chiese, ci si recava in processione penitenziale alla parrocchiale di S. Maria Assunta in Bruzzano-Capopieve per un momento di preghiera allo scurolo. Lo scurolo. il richiamo alla tomba scavata nella roccia, con guardie all’ingresso, palme, rocce: il presepio pasquale, radunava una schiera di lumini: tenui fiammelle presagi di resurrezione in quello scenario di morte, attorno al sepolcro di un Giusto tradito e crocifisso come un brigante, luogo della sua prossima vittoria sulla morte. Soffusa oscurità, silenzio, mesto pregare. La notte del tradimento poi il giorno del sacrificio: il Venerdì Santo.

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