Lasciò ottima memoria di sè, fu amato dai suoi parrocchiani e tenne fede al proprio ministero una grande figura di parroco: prete Motta Gio. Battista (1680/1718). Esercitò inoltre la propriamissione pastorale in un periodo storico molto difficile e particolare per il nostro borgo. Il Feudo di Affori dai Conti Rossi di Parma passa al nobile Pier Paolo Corbella, neo marchese e neo sposo di Donna Barbara Melzi dei Conti di Magenta. La nobile e celebrata coppia acquista un vasto territorio nel cuore del borgo di Affori e costruisce una lussuosa Villa di delizie. Siamo nel 1687. La comunità Afforese – popolo e parroco – assiste ad un nuovo capitolo della nostra storia: Villa, sfarzo, personaggi della nobiltà e alta borghesia milanese, un salto di qualità nella vita del modesto borgo. Non fu semplice né normale, ma don Motta ci assicura che accordo e buon senso resero meno complicato l’impatto. Era il periodo aureo dell’antica e famosa chiesetta di S. Mamete. Lo stesso Card. Federico Visconti in Visita Pastorale del 1688 ne esaltò la fama ed il concorso di folle di pellegrini in occasione delle feste in onore del Santo. Il parroco Motta allora fece eseguire lavori di restauro e ampliamento della chiesetta come fece per la parrocchiale ormai vetusta di anni e bisognosa di interventi come l’antistante camposanto.

Il gradino all’ingresso all’altare in S. Mamete porta incisa la data dei lavori: 1706. I nobili Corbella si recavano alla parrocchiale dove avevano una cappella privata, per assistere ai riti nelle feste solenni e mantenevano buoni rapporti con la comunità e col parroco. Ma la Storia spesso sconvolge la serena convivenza tra gli uomini. Appunto in quel 1706 il 4 Settembre il Principe Eugenio di Savoia travolge le armate spagnole ed entra in Milano al comando delle truppe austro-savoiarde. In seguito alla pace firmata a Utrecht nel 1713,dopo 188 anni, il Ducato di Milano passa dalla dominazione spagnola a quella della Casa Asburgo d’Austria. Cambio di governo, non solo, cambio di di vita e di cultura. Un vero sconvolgimento nella società in cui l’ordine, la giustizia, il buon governo stentarono ad imporsi nonostante la mano ferrea dei nuovi dominatori. Sono anni turbolenti e disastrosi in cui Natura e uomini hanno concorso nello stroncare il desiderio di pace e serenità. Sbandati, disertori, briganti, bande armate si danno a saccheggi, distruzioni nei campi e nelle abitazioni, stupri, incendi, malversazioni contro lapopolazione indifesa, in modo speciale nel circondario delle città. La nostra come altre parrocchie del vicinato subì oltraggi e danni. Parroco e fedeli reagirono con preghiere e riti propiziatori Ne dà testimonianza il coadiutore sac. Bazzana nei suoi scritti, fedeli cronache di quei giorni. Dove pure descrive la gioia per la storica vittoria delle armate cristiane e la disfatta degli eserciti musulmani dell’Impero Ottomano a Belgrado (16.8.1717). Il fisico (ma non il morale) del parroco Motta, dopo 38 anni di attivo ministero cedette. Il popolo tanto l’amava che per ricordarlo, contro ogni regola, lo volle seppellire nella parrocchiale, per averlo sempre vicino. Il nuovo parroco, don Guidetti Giuseppe Maria (1718/1765) non fu da meno del suo predecessore in quanto ad attività e spiritualità. Ammirevole la sua devozione a S. Giuseppe (suo secondo nome): diede nuova vitaall’antica Confraternita di S. Giuseppe ed alla Schola di S. Giuseppe o de’ Disciplini fondata nel ‘600, dedicò una cappella nella parrocchiale al Santo e istituì in Suo onore i “Mercoledì” con riti e preghiere. La devozione al Santo in Affori ha origini antiche e in don Guidetti trovò terreno fertile di vita. Fu nel 1721 che, per onorare il Santo, il nobile Canevesi donò alla parrocchia la magnifica statua del Santo, preziosa opera di famoso artista che ora veneriamo nella sua cappella. Furono giorni memorabili (Novena e Festa popolare) tramandati nelle cronache parrocchiali dell’epoca. La Congregazione di S. Giuseppe e del SS. Sacramento di Affori si interessò per dotare la parrocchia della Reliquia della S. Patrona Giustina. Il parroco di S, Pietro Collaredo la donò a don Guidetti il 12 Maggio 1726. Si tratta di “…frammento osseo estratto dal corpo di S. Giustina su mandato di Innocenzo XII”. S. Reliquia in preziosa teca d’argento, probabilmente proveniente da Roma, da tre secoli esatti venerata dagli Afforesi. Anche il parroco Guidetti visse un periodo storico alquanto turbolento: guerre e sconvolgimenti di imperi hanno lasciato una profonda ferita anche nella vita della nostra parrocchia. Il 1733 vide le sanguinose battaglie fra gli eserciti franco-sardo-piemontesi e gli austro-prussiani nella sanguinosa lotta di successione polacca. I franco-piemontesi invadono Milano producendo distruzioni, incendi e devastazioni nelle nostre campagne Affori, Bruzzano e Novate messi a fuoco e fiamme dagli eserciti qui accampati. Parte della popolazione si è rifugiata entro le mura cittadine per sfuggire al continuo devastante passaggio di truppe austro-gallo-sarde nel circondario. Di nuovo una guerra di successione: nel 1740, alla morte di Carlo VI l’impero passa alla figlia Maria Teresa, che regnerà sino al 1780 e passerà alla Storia come Maria Teresa la Grande!

Un dominio assoluto tranne una breve pausa di ritorno degli Spagnoli nel 1745. Tutti questi sconvolgimenti politici, amministrativi e di ferreo dominio di potenze straniere non potevanoche turbare la vita quotidiana, civica e religiosa, di un borgo di contadini e umili artigiani. Per don Guidetti non fu impresa facile conservare fede, tranquillità e speranza tra i suoi parrocchiani. La sua devozione alle SS. Reliquie lo attivò nel procurarne alcune importanti, quindi ebbe in dono dal nobile Bernardino Fagnani da Roma il 23 Agosto 1728 una rarissima teca con le SS. Reliquie dei fondatori dei due famosi Ordini religiosi: S. Domenico e S. Francesco di Assisi. In tempi così difficili per le famiglie povere del borgo lo spirito di accoglienza e assistenza di don Guidetti nonvenne meno. In Archivio custodiamo un documento in cui lo stesso dispone un legato a favore di una ragazza in assoluta povertà. Ma molto altro bene non trova testimonianza nei documenti come il male causato dalla brama di dominio, potere, ricchezza. Dopo 47 anni di ministero morì invitando i suoi parrocchiani a tenere nelle proprie famiglie una statua od un’immagine di S.Giuseppe: una tradizione che durò nel tempo sino ai gli anni 50/60 del secolo scorso. Il nuovo parroco don Monferino Domenico (1765/1777) svolse la propria missione pastorale in assiduo contatto con le pastoie amministrative del nuovo Governo. Infatti già nei primi mesi l’Illustre Conte Carlo Firmian, Consigliere di Stato per la Lombardia austriaca gli indirizza una circolare in cui caldeggia “un’ordinata e diligente amministrazione dei Luoghi Pii, della Congregazione e Confraternita della Carità a beneficio dei poveri” e conclude affermando: “ incarichiamo il vostro conosciuto zelo ed attività, sig. Parroco, di disporre la più esatta e plenaria esecuzione per il conseguimento del pio e giusto fine di cristiana assistenza alli poveri”. Stile fermo e sintetico, tipico del nuovo corso burocratico sia nel civile che nelle faccende di Curia. In una Tabella del 9 Dicembre di quell’anno, emanata appositamente “per Affori, Pieve di Bruzzano” si regolano questue e raccolte di grano, frumento, vino ed ogni genere in natura a favore dei poveri del paese. “Sono di conseguenza aboliti tutti li questuanti, i Terziarj, gli Eremiti e vagabondi che raccolgono di persona e senza regola alcuna gli oboli e le elemosine che andranno per il futuro indirizzate a solo e totale benefizio di tutti li poveri del paese”. Un fenomeno determinato dall’estrema miseria in cui viveva parte della popolazione a causa delle continue razzie di imperi, eserciti, briganti e dell’eccesivo peso di tasse, gabelle e oneri vari. In questo clima di povertà e disagi operava nel bene il parroco Monferino, ma non erano solo problemi di sussistenza materiale.Nel 1769 con Decreto Imperiale si dispone che “vengano abolite le immagini sacre collocate sulle pubbliche vie, piazze o crocicchi e soppresse quelle dipinte sui muri esterni delle case”: un’antica tradizione principalmente in uso tra i popoli di campagna che ha trovato modo e spazio anche sui muri e case del nostro paese. Da un documento del 1770 apprendiamo che la comunità afforese era composta di “maschi e femmine dagli anni 14 ai 60 compiuti: anime 722 – maschi 209, femmine 249, maggiori degli anni 60 – 24, minori d’anni 14 – 240. Inoltre “Ai Parrochi vien provvista scorta di Moduli per formare la prescritta Nota delle anime, dei Luoghi pii, delle Congregazioni e Confraternite di Carità onde riparare alli inconvenienti e disordini derivanti, come in passato, ai poveri in ragione del mancato inoltro della stessa alle autorità preposte”. Un vero e proprio censimento affidato alla solerzia del Parroco Monferino che si trovò ad occupare il proprio tempo e capacità fra liturgia e burocrazia. E non finiscono qui la mano dura del Governo e della Curia, e lepreoccupazioni del povero parroco di campagna!
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