Lo tsunami della morte nera detta di S. Carlo ha lasciato anche nel nostro borgo un profondo solco di dolore, di miseria materiale e sconforto. Grave compito per un giovane curato prete Lualdo Francesco (1588-1599) che nel corso della sua missione pastorale ebbe anche a subire molti contrasti con la Curia Ambrosiana, con le autorità governative spagnole, con gli stessi suoi parrocchiani renitenti al pagamento di decime e primizie, tanto era la dominante miseria del popolodi campagna. Una pesante eredità che passò a prete Giussano Carlo Antonio (1599/1603), un figlio di contadini, carattere fermo un po’ rustico, ma con profonda fede e ottimo pastore d’anime. Al nuovo parroco, prete Carabello Benedetto (1603/1609) spettò l’onore di ospitare una grande personalità della Chiesa Ambrosiana.
Accolto tra la gioia del popolo afforese, giunse da Bruzzano a cavallo il Card. Arciv. Federico Borromeo, di manzoniana memoria. II 25 Gennaio 1604 perciò viene annotato nelle cronache parrocchiali come un “radioso giorno dello Spirito venuto a consolare, sostenere nella fede e nel dolore tutto il nostro popolo”.

Confermati i Decreti emanati dal suo eminente predecessore Card. Carlo Borromeo, il grande cugino Card. Federico si recò alla chiesetta di S. Mamete, visitò famiglie e cassine e ritornò fra noi ben altre tre volte. Leggendo le cronache dell’epoca, ho notato una strana coincidenza: in occasione o in tempi vicini di tre Visite Pastorali del Card. Federico si è verificato puntualmente un fenomeno astronomico eccezionale: la comparsa e la permanenza nei nostri cieli di una “lucente e grande cometa” che, nell’immaginario popolare, presagiva terrore ed eventi apocalittici. Culture e mentalità ultrasecolari, per il popolo di allora quasi verità di fede. Ed ebbe un bel d’affare prete Vegio Giulio (1609/1622) per tranquillizzare i suoi parrocchiani, molto turbati nonostante le nuove teorie scientifiche di Galileo e dei coetanei astronomi potessero rasserenare gli animi. . Ma i contadini non avevano tutti i torti a pensarla così: I fatti diedero loro ragione, Lo scontro tra grandi potenze come Francia e Spagna, eterne rivali, dopo un tormentato periodo di scaramucce, esplose nella famigerata Guerra dei 30 anni (1618-1648). Anche il nostro territorio, i nostri campi, le nostre case, le popolazioni subirono questo ciclone di morte, vittime di violenze, distruzioni, soprusi, incendi perpetrati da truppe o sbandati dell’una e dell’altra potenza! Le comete, fantasie o verità? Inoltre toccò proprio a padre Vegio nel 1611 l’onere di restaurare ed ampliare l’antica e malandata chiesa sorta nel cuore del borgo (ora in via Cialdini) e fu un vero sacrificio per il popolo già fiaccato dagli eventi naturali e bellici in corso.. Nella sua seconda venuta ad Affori il Card. Federico istituisce la Schola di S. Giuseppe detta dei Disciplini. Già tra il nostro popolo era radicata la devozione al Santo e la nuova Schola contribuì allo sviluppo di tale devozione che nei secoli rimarrà come una caratteristica della nostra parrocchia, come vedremo in seguito. Sono tempi in cui le disgrazie e le sofferenze per il popolo non finiscono di finire: Le provò in tutta la loro gravità prete Giussano Ambrogio (1622/1632). Il 25 Maggio 1627 il Card. Federico venne per la quarta volta tra noi elogiando l’opera del parroco e la buona conduzione della parrocchia. Di nuovo la solita comparsa di “grossa cometa” nei nostri cieli (1628), presagio di sventure… e così fu! In aggiunta alla ferocia degli uomini piombò sui nostri avi il nuovo tremendo turbine della morte nera, di manzoniana memoria. Mortale dono dei famigerati Lanzichenecchi calati dal nord, Ancora una volta il ministero pastorale di un curato di campagna venne messo a dura prova. E lo visse in tutta la sua tragica durezza. Dimezzato il suo popolo di fedeli, a padre Giussano stoccò svolgere il proprio ministero tra agonie, funerali, tragedie famigliari, lazzaretti e fosse comuni. La cappelletta di via Moneta, un fopponino in mezzo ai campi, fu il santuario di dolore del suo popolo. La gente pregava in famiglia, vietate le riunioni e gli affollamenti, la chiesa: un silente vuoto, buio, pianto represso, ma ancora fede, speranza, fiducia. Documenti attestano l’attiva opera di assistenza materiale e religiosa agli appestati svolta dai parroci della zona. Leggiamo infatti nei documenti d’epoca: “Padre Ambrogio Giussano, curato di Affori, viene provvisto della prepositura di Trenno perché nel tempo del contagio è stato talmente assistente agli infermi del suo borgo che li ha tutti generalmente confessati e comunicati ed ha provveduto a proprie spese al bisogno di cibi e medicamenti per gli infermi e sospetti contagiati, facendo inoltre il funerale senza spesa alcuna, come di tutto ha compitamente attestato il Preposto Vicario Foraneo”. Il posto lasciato vacante da prete Giussano viene assegnato a prete Gio Batta Ferrario con questa motivazione: “Prete Giobatta Ferrario, curato di Garegnano, è provvisto della chiesa parrocchiale di Affori con attestazione sottoscritta dal Curato di Quarto Ugliaro e da altre persone fidate che nella occasione della passata pestilenza abbia atteso a somministrare li Sacramenti ai molti moribondi di contagio non solo nella sua Cura, ma anche nelle altre vicine ad ogni richiesta oltre l’aver per trentatre anni continui fatta detta Cura amorevolmente”. (Da Carlo Castiglioni – Assistenza religiosa agli appestati del 1630, in “Memorie storiche della Diocesi di Milano” – vol. VII- pagg. 40/43)

Il nuovo curato prete Giobatta Ferrario (1632/1647) continuò tra noi la stimata opera di carità, bontà e dedizione al suo popolo che di questo aveva gran bisogno dati i tempi duri susseguiti alla tremenda pandemia. Un flusso migratorio portò nel borgo nuovi nuclei famigliari che prete Ferrario Francesco (1647/1680) accolse con grande cura come suoi nuovi figli. Il territorio di Affori dal 1649 era in Feudo alla nobile casata dei Conti Rossi di Parma e fu un periodo piuttosto pesante per i nostri avi Il ‘600 un secolo di pesante e burocratico governo ma anche di grandi Santi, artisti, filosofi, latifondisti terrieri e signorotti alla Don Rodrigo.
Con questi ultimi prete Ferrario ebbe molto a che fare in difesa dei diritti dei poveri contadini soggetti a ingiustizie e vessazioni. un popolo in miseria e già provato da tragici eventi naturali. Lo leggiamo in un documento in cui prete Ferrario fa petizione a Papa Innocenzo X nel 1654 per ottenere sua benedizione sui nostri campi devastati da tremende tempeste. Il Papa gli concesse personale privilegio di benedizione papale sui campi e indulgenze per il popolo. Siamo alle soglie del ‘700, il Secolo dei Lumi, che segnerà per Affori una tappa storica: un vero salto di qualità nella sua vita sociale.
continua