Please. Pray for us – Per favore. Pregate per noi

Dopo 12 anni di guerra arriva adesso anche il terremoto. Perché?

E’ la domanda che mi sono immediatamente posta. Perché questa popolazione non riesce ad uscire da questo girone dell’inferno?!

Come già raccontato in BP di ottobre 2022, noi siamo presenti in Siria/Turchia dal 2014 con progetti di cooperazione internazionale. Collaboriamo con associazioni locali ed Aibi è presente con un cooperante, Hussein,  che risiede con la sua famiglia proprio nel territorio colpito dal sisma. Ecco la testimonianza che ci è arrivata da lui, dopo 24 ore (interminabili) di silenzio.

Una testimonianza dal campo di grande dolore, che si conclude con un’unica richiesta: “Please. Pray for us!”

Hussein segue le attività in Siria e, quando non è in missione (come è successo solo settimana scorsa, quando ha visitato e monitorato i progressi dei progetti di AiBi a Idlib), fa base in Turchia, proprio ad Hatay, una delle città più colpite dal terremoto.


Per quasi 24 ore non siamo stati in grado di metterci in contatto con lui, se non con uno sporadico messaggio servito giusto per rassicurare amici e colleghi di essere vivo. Come e in che condizioni l’abbiamo scoperto la mattina del giorno dopo, il 7 febbraio, quando, sull’account WhatsApp della collega dell’ufficio Cooperazione della sede di Aibi a San Giuliano Milanese che segue (anche) la Siria, arriva finalmente un messaggio audio di 4 minuti e 34 secondi.

La voce di Hussein arriva calma, senza rumori di fondo: si fa fatica a immaginarlo in un ospedale da campo improvvisato, dove si riversano i feriti in arrivo da Hatay e altre città vicine. Eppure è lì che si trova, insieme ai familiari più stretti. Tutti feriti a causa del terremoto, senza specificare altro, come a non voler preoccupare oltremodo chi, qui, ha chiesto di lui e dei suoi cari, sapendo di non poter fare molto, nell’immediato. 

Il resoconto di quanto vissuto nelle ultime 24 ore è terribile: la casa di Hussein non c’è più, così come quella di suo padre e di altri appartenenti al suo gruppo familiare allargato e molto numeroso. Tre persone della sua famiglia risultano ancora disperse sotto le macerie e la loro ricerca, al momento: “è la cosa più importante per me” – dice Hussein, così come quella di riuscire a mettersi in contatto con alcuni membri del suo staff, ad Antiochia, e trovare un modo per portarli fuori dalla città. Come fare tutto questo è un grosso punto di domanda, al quale non si sa da che parte poter iniziare a rispondere.

In città – racconta – il 70% degli edifici è distrutto, tanto da pensare “che non sarà più un posto in cui è possibile vivere”, anche in futuro. Al momento manca tutto: non c’è acqua o cibo; non c’è benzina per potersi spostare; non c’è internet per poter comunicare: “Everything closed. Everything. Closed!” Ripete Hussein quasi sillabando le parole.
Le poche informazioni che arrivano sono frammentarie, riportate di bocca in bocca. E non sono quasi mai notizie buone: manca all’appello un uomo di Kids Paradise, la realtà da anni partner di AiBi per i progetti in Siria, di cui si sono perse le tracce. Lo stesso ufficio di AiBi in Siria è semidistrutto e comunque irraggiungibile, visto che tutte le strade che vanno verso la città sono state devastate dal sisma.

“Ho cercato di descrivere la situazione” – conclude il messaggio Hussein. Prima che la voce, per la prima volta, dopo 4 minuti in cui ha cercato di mantenere il controllo, si incrini: “Please… pray for us. And thank you very much” (per favore… pregate per noi. E grazie tantissimo a tutti).

…………..
Proprio mentre sto preparando questo articolo arriva la notizia via WhatsApp da Hussein che una delle tre persone ancora disperse della sua famiglia è stata estratta viva dopo 70 ore. Trasportata in ospedale, non è ancora del tutto fuori pericolo, ma, dopo tanta angoscia, la speranza è tornata a colorare un pezzetto di questa terribile tragedia. Così vicina a tutti noi!

Un aiuto subito per il terremoto in Siria

AiBi si è subito mobilitata aprendo una raccolta fondi per il terremoto in Siria e Turchia, “forte” del fatto di essere presente da anni proprio in quella zona del territorio siriano che, oggi più che mai, non verrà abbandonata. 

Per dare il proprio contributo si può anche effettuare un: 

  • bonifico bancario all’IBAN IT40Z0306909606100000122477,
  • versamento su c/c postale3012 intestato ad Amici dei Bambini
    IBAN: IT89R0760101600000000003012 indicando come causale “emergenza terremoto Siria e Turchia”

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