Nella nostra parrocchiale, a lato del Battistero, è murata una marmorea lapide sulla quale sono scolpiti 29 nomi e date storiche della loro missione pastorale. A futura memoria, per un profondo senso di rispetto e riconoscenza, il parroco Mons. Luigi Tognola la volle e inaugurò il 28 Settembre 1959, anno centenario dell’apertura al culto della nostra parrocchiale e giorno della festa Patronale. Una lapide che ci ricorda i parroci che ressero la nostra Parrocchia nel suo cammino di fede e vissero le vicende storiche che il popolo afforese dovette affrontare nel passato e nel presente millennio.

Talvolta mi soffermo e scorro con attenzione e rispetto quei nomi messi in fila, contenuti in poco spazio, una sequela di nomi e date che potrebbe rappresentare un normale elenco e basta. Ma in quella lapide è scolpita la storia di un millennio, una storia da scoprire, da amare, da raccontare: la nostra Storia. Quei nomi ci narrano di persone, di eventi, problemi, dolore, gioia, lotte, sconfitte, di fede e crescita di una Comunità civica e religiosa, la comunità dei nostri avi. Mi sembra quindi un atto doveroso e riconoscente, come parrocchiano e come storico, parlar di loro agli afforesi del terzo millennio. Ed ora la parola ai documenti,

Fitte boscaglie, campi incolti, paludi estese, acque sorgive, torrenti e rogge: tale era l’esteso territorio A FORIS, fuori le porte della Mediolanum tardo impero. Ai tempi delle bonifiche dei terreni la cura d’anime era affidata ai monaci benedettini di S. Simpliciano, proprietari di vaste aree da bonifico con altri monasteri attivi in zona. Da Bovisasca a Quarto Ugliaro, a Vialba spuntavano man mano gruppi di capanne, casupole, piccoli villaggi sparsi: una vasta area canonicamente dipendente da due antiche Pievi: Bollate e Bruzzano- caso unico nella diocesi ambrosiana. La cura d’anime in tale contesto anomalo era affidata ad alcuni cappellani o ministri che officiavano in altari o cappelle votive sparse nel territorio e dipendenti dai rettori pievani. Piccoli nuclei famigliari avevano già eretto per loro devozioni delle cappelle votive sparse nei campi e nei boschi. Alla fine del primo millennio alcuni documenti ci attestano l’esistenza degli oratori di S. Mamete e Agapito, S. Pietro, S. Clemente, S. Giorgio, S. Michele, S. Giustina. (v. affresco del semicatino in parrocchiale). Alcuni di essi avevano un altare dove officiare e amministrare il Battesimo. Nell’elenco si fa appunto cenno a prete Aloisio e prete Lorenzo della rettoria di Bruzzano, officianti qui come cappellani nel sec. XIII. Un vuoto di notizie e documenti purtroppo in seguito ci porta sino alla metà del’500, in pieno clima rinascimentale lombardo! Tale mancanza è dovuta ai tormentati periodi dell’era dei Comuni, la discesa del Barbarossa con la scia di distruzioni e morte che ha lasciato al suo passaggio, alle lotte fra cittadini divisi in fazioni guelfe e ghibelline, al flagello della morte nera, Molto è andato perso di quel periodo di sconvolgimenti, incendi, devastazioni e stupri. Una data storica è qui da segnalare: nel 1454 la comunità religiosa del villaggio e delle cassine di Affori viene canonicamente eretta da cappellania a Parrocchia autonoma sotto la giurisdizione della Pieve di Bruzzano con Patrona S. Giustina e commemorazione alla IV domenica di Settembre! Così recitano i documenti della Curia Milanese, ma ancora permane il vuoto documentario relativo alla nostra neo-parrocchia e relativi parroci. Un vuoto che ci porta al ‘500, in pieno Rinascimento lombardo ed anche nell’occhio del ciclone procurato nel seno della Chiesa e nelle coscienze dei fedeli dalle 95 tesi esposte al Castello di Wittenberg il 31 Ottobre 1517 dall’agostiniano Martin Lutero. Epoca di significativi contrasti, turbamenti, scandali eresie, scontri a carattere religioso…In questo contesto storico si innescarono da noi notevoli flussi migratori fra borghi, e regioni padane, manodopera contadina e gruppi di famiglie che fuggivano da crudeli tiranni del potere. La popolazione nel nostro territorio subì un rapido sviluppo, nacquero le prime cassine e corti, quindi di necessità venne ampliata la cappella votiva dedicata a alla Patrona S. Giustina adattandola a luogo di culto pubblico (ora visibile in piazzetta Cialdini) dotandola di canonica per il parroco ed i ministranti e utilizzando l’antica torre di guardia come torre campanaria. Non abbiamo alcuna notizia dei parroci succedutisi da quel fatidico 1454 ed una ragione c’è. La storia del nostro territorio procede in quegli anni terribili turbati da continue guerre e disagi per le indifese popolazioni di campagna un vero calvario fisico e morale. Soprattutto tristemente famosi passarono alla storia i misfatti degli anni 1511 e 1515: bande di mercenari svizzeri, accorsi alla distruzione del Ducato di Milano degli Sforza, sonoramente sconfitti fuori le mura della città, si abbatterono sui villaggi di periferia con incendi a case e campi e passando gli abitanti a fil di spada e obbrobrio di malversazioni e stupri. Anche l’antica parrocchiale e la canonica subirono seri danni. La comunità afforese ne fu scossa ma ricostruì ancora una volta case e popolo. Nel 1538 inoltre Affori divenne Feudo di proprietà del nobile casato di Marco Antonio Undegari di Lecco: alcuni contrasti di potere e proprietà resero difficile la vita a parrocchiani e parroco. Il suo ministero pastorale dovette perciò affrontare diversi ostacoli alla riscossa per un nuovo assetto della vita religiosa e civica di Affori. Il primo parroco che risulta dai documenti è prete Frigerio Francesco (1540/1548). Nulla sappiamo del suo ministero in parrocchia, lo possiamo solo dedurre dal periodo storico che convisse coi suoi parrocchiani. Siamo nel pieno della Riforma luterana e Controriforma cattolica, uno scontro teologico fra giganti, una ferita da codice rosso non ancora sanata, una nuova bufera sconvolgente la tradizionale fede del popolo e del clero. Immagino con quale commozione e passione prete Francesco abbia annunciato ai suoi fedeli afforesi, radunati per l’Eucaristia domenicale che a Trento si erano radunati i Cardinali per indire un Concilio universale della Chiesa. Quel Concilio, iniziato nel 1545 verrà concluso solo nel 1563. Un evento che avrà sicuramente condizionato la vita religiosa del borgo. Nulla sappiamo anche del ministero di prete Rasori Santino (1548/1564) oltre il disagio di vivere un periodo così difficile per la fede della sua comunità. Uscendo dalle nebbie dell’incertezza qualcosa ci è rimasto di prete Bernardino Mantegazza (1564/1572). Il suo nome appare sul Registro ufficiale di Battesimi e Matrimoni. In ossequio ai dettami del Concilio di Trento, da poco concluso, ed alle disposizioni dell’Arcivescovo di Milano Card. Carlo Borromeo, il nostro parroco si premurò di attivare uno stupendo e artistico Registro sul quale annotare Battesimi e Matrimoni officiati in parrocchia. Abbiamo l’onore ed il sommo piacere di conservarlo ancora oggi in archivio parrocchiale, in ottimo stato, sopravvissuto ai secoli, alle scorrerie ed alle intemperie. Vi si legge: “…Comenzato alli 20 Agosto 1564…Io prete Bernardino Mantegazza Rettor della Giesa de Sancta Giustina de Afforo…” Lo stesso prete Bernardino ebbe modo di incontrare personalmente il Santo Prelato nella sua prima Visita Pastorale alla nostra Parrocchia (20 Dicembre 1568) durante la quale ebbe precise disposizioni (Decreti conservati in Archivio) sulla sistemazione dell’antico Oratorio di S. Mamete, l’affido ad un guardiano (eremita) per la sua protezione contro i continui assalti da parte di briganti e l’osservanza dei riti. A prete Bernardino toccò ancora la grande gioia e l’onore di annunciare ai fedeli afforesi lo straordinario evento che sarebbe brillato nella storia della Chiesa! 7 Ottobre 1571 le armate cristiane affondarono a Lepanto la flotta e la bramosia di potere e di vendetta dell’Impero Ottomano. Una seconda volta il Santo Prelato Carlo Borromeo venne solennemente accolto nella nostra modesta parrocchiale (ora via Cialdini) il 9 Febbraio 1582 ma questa volta ad accoglierLo fu prete Arosio Stefano (1572/1587). Vescovo, parroco e popolo si soffermarono in devota preghiera per i defunti sepolti nel piccolo Camposanto sito sul sagrato della parrocchiale. Il ministero di prete Steano è associato a quello di S. Carlo per due motivi: i momenti di fede convissuti col Santo ed il terribile flagello della morte nera passato alla storia come “la peste di S. Carlo (1587)..
(continua)