Quest’anno la Santa Messa delle ore 10.30 della Festa Patronale di Santa Giustina è stata l’occasione per festeggiare i 40 anni di sacerdozio di mons. Luigi Panighetti. Solitamente anniversari come questo sono anche l’occasione per fare un bilancio degli anni trascorsi. Eccoci quindi a raccontare la tua storia.

Iniziamo con una cronistoria del tuo ministero.
Ordinato dal card. Carlo Maria Marini nel giugno 1986 fui inviato come vicario parrocchiale per l’oratorio e i giovani presso la parrocchia di S. Vincenzo in Prato (zona Porta Genova) dove rimasi fino al 1993. Da quella data si susseguirono vari incarichi nei Collegi Arcivescovili: dal 1993 al 2007, Tradate, Cantù, Desio.Poi un ulteriore incarico inaspettato: il card.ùinale Tettamanzi mi inviò in Seminario, come
prorettore del Bienno Teologico prima a Seveso poi a Venegono Inferiore. Nel 2015 la nomina a prevosto di Varese da parte del card. Angelo Scola. Oggi Dergano, nel Decanato di Affori.
La tua è stata una vocazione adulta. A lungo meditata nel tuo cuore. Vuoi raccontare come è nata e come è poi maturata la tua scelta?
Partecipando alla vita della comunità cristiana ho progressivamente maturato la convinzione di una forma di vita dedicata a Dio ed alla Chiesa nella forma del prete diocesano. Fui aiutato dai rapporti che in quegli anni si stabilirono e dal sostegno e dall’accompagnamento dei sacerdoti allora presenti in Parrocchia (don Marco Valera, don Marco Gelli, don Attilio Perego e dal prevosto don Franco Verzeleri). Gli anni dell’Università furono fondamentali per la decisione che portò a prendere contatti col Seminario per meglio strutturare un percorso di verifica, fino all’ingresso nel settembre 1981, nel primo anno di teologia.
Un lungo tratto del tuo ministero è stato caratterizzato dall’impegno educativo dei giovani.
Quali sono stati gli aspetti più significativi di questo cammino?
In effetti oratorio, collegio, seminario sono stati ambiti in cui ho avuto a che fare col tema dell’educazione di giovani, anche se in modo molto diverso nei tre campi accennati. Mi sono sempre appassionato all’educazione di giovani ritenendolo un capitolo fondamentale non solo per la singola persona ma anche per la Chiesa e la società. Credo fortemente che in loro debbano essere coltivate le dimensioni qualificanti della persona e debba essere loro proposto il Vangelo di Gesù come via migliore per realizzare la propria umanità. Ritengo che tutto ciò sia oggi ancora più rilevante nel contesto in cui siamo inseriti: una società contradditoria, la fascinazione per i dispositivi digitali, le ambiguità dell’Intelligenza Artificiale, la debolezza della proposta educativa degli adulti che troppo spesso sono in difficoltà a trasmettere la verità e la bellezza della vita, la fatica in cui versano tante famiglie, fanno sì che il tema dell’educazione dei giovani debba essere tenuto ben presente da tutti e dalle istituzioni.
Poi l’esperienza a Varese. Certamente impegnativa ma ricca e feconda.
Prevosto a Varese per 9 anni ha significato un impegno innanzitutto pastorale per quelle parrocchie di cui ero parroco, ma anche una sorta di figura sintetica e rappresentativa nei confronti delle autorità civili. La particolare configurazione della Città di Varese assegna al prevosto questo ruolo di riferimento ecclesiale e in parte anche civile che ho vissuto con una certa curiosità. A livello pastorale il compito principale è stato quello di favorire il più possibile uno scambio nella logica della crescita nella comunione tra le parrocchie che mi sono state assegnate, considerando anche le loro significative differenze. Il punto di partenza che ho privilegiato è stato quello di favorire le relazioni personali e la valorizzazione delle realtà positive che ogni comunità parrocchiale custodiva.

Un altro tratto significativo del tuo ministero è l’accompagnamento delle coppie, fidanzati e sposi. Credo per la convinzione che la famiglia sia il nucleo fondamentale per una crescita umana e cristiana.
Esatto, lo accennavo prima. Sono anche convinto che la coppia in quanto tale debba trovare spazi per un proprio confronto, verifica e sostegno nel complesso e dispersivo ritmo di vita che ciascuno di noi ha. L’accompagnamento di un sacerdote ha solo lo scopo di garantire un percorso da cui ciascuno dei partecipanti e ciascuna coppia possa trovare giovamento. Più volte ho rilevato come questo ruolo sia stato molto educativo anche per me, poiché mi ha aiutato a meglio penetrare la realtà e comprenderla.
Un ultimo tratto del tuo ministero, ma non per importanza, è lo stretto legame che hai sempre mantenuto con la tua Parrocchia di origine, S. Giustina. Come non ricordare la tua costante presenza nei momenti forti e la tua compagnia nei vari pellegrinaggi. Quali sono le motivazioni di questo legame?
Il legame con Santa Giustina nasce ed è motivato da quanto accennato circa il sorgere della mia vocazione.Senza dire che la permanenza dei miei genitori – finché sono stati in vita – ha favorito una certa mia presenza.Però, soprattutto contano i legami stretti nel corso degli anni passati, che si sono mantenuti e si sono dimostrati validi e forti nel tempo.Di questo sono molto grato al Signore ed alla Comunità di Affori.
Non posso concludere questa chiacchierata senza dirti un grande grazie. Personalmente sono grato al Signore per aver condiviso con te un lungo tratto del tuo ministero. Hai accompagnato prima me e Cristina nel nostro percorso matrimoniale.
Poi sei stato e sei tuttora vicino ad Fra’ Andrea nel cammino della sua vocazione. E sei un importante punto di riferimento per Paolo. Ma un grazie lo dico anche a nome della nostra Comunità, da parte delle coppie che da più di 25 anni accompagni spiritualmente e dei tanti amici ai quali non fai mai mancare il tuo supporto e la tua vicinanza.
A nome di tutta la comunità di Santa Giustina ti auguro di continuare a servire il Signore con la stessa fedeltà e generosa disponibilità. E affido all’intercessione di Maria il proseguimento del tuo cammino sacerdotale.
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