Buon cammino Frate Andrea!

Venerdì 31 ottobre 2025 alle ore 16:00 nella chiesa B.V. Immacolata e Sant’Antonio, Fra Andrea Bosisio è stato consacrato diacono per l’imposizione delle mani e la preghiera di ordinazione di S.E.R. Mons. Giuseppe Vegezzi Vescovo Ausiliare di Milano.

È una grazia che il Signore dona a lui e a tutti noi continuando la cura che Egli ha per il suo popolo. È un giorno di grande gioia per la comunità di S. Giustina dove Fra Andrea ha vissuto. Tutti siamo chiamati a partecipare a questo momento condividendo la gioia di Andrea e manifestandogli concretamente il nostro sostegno per il suo cammino.

Ad un passo dal diaconato

Tra pochi giorni vivrò la mia ordinazione diaconale. Sarà, ne sono certo, un momento di grazia profonda, uno di quei passaggi in cui si avverte con forza che la vita non è più solo “mia”, ma affidata, consegnata, offerta. In questi giorni mi sono spesso chiesto quale potrebbe essere, per me, il senso di questo nuovo modo di essere nella Chiesa. 

La liturgia stessa, nella sua sapienza antica, offre sicuramente una preziosa chiave di interpretazione. Come ricordano anche alcuni passaggi posti tra le norme generali del Messale Romano, il diacono è colui che vive dentro la celebrazione eucaristica un “ministero di soglia”: è ponte tra l’altare e l’assemblea, tra la Parola proclamata e la vita quotidiana, tra il servizio reso a Dio e quello reso agli uomini. Non è un sacerdote “a metà strada”, ma un segno concreto del Cristo servo, che nel cuore della liturgia ricorda a tutta la comunità che ogni atto di culto autentico si compie solo nell’amore e nel servizio.

Ma se dovessi spiegare tutto questo con parole più semplici – come mi è capitato di fare con un mio piccolo amico di dieci anni – direi così: l’ordinazione diaconale è per me, prima di tutto, un dono. Un regalo ulteriore dopo quello della consacrazione religiosa perpetua vissuta poco più di un anno fa. Con la professione dei consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza infatti, mi è stata offerta la possibilità di vivere come viveva Gesù – imitandone lo stile, la libertà, la fiducia. 

Ora, con il diaconato e l’accoglienza dento il ministero ordinato, vengo invitato a fare quello che faceva Gesù, guardando al suo agire concreto: Lui che lavava i piedi ai discepoli, che annunciava il Vangelo, che serviva i poveri, che pregava e offriva se stesso al Padre. Accanto a un “vivere come”, si aggiunge dunque per me un “fare come”. E questo non è solo un compito, ma anche un lasciarsi fare, un lasciarsi vivere da quel Signore che desidero seguire. Il diaconato è credo, in fondo, un modo attraverso cui Dio mi coinvolge e mi interpella, chiedendomi di fidarmi di Lui, di lasciarmi toccare e trasformare, di modellare la mia esistenza sulla forma del Figlio. So bene che questo cammino non sarà mai compiuto una volta per tutte. Ci vorrà una conversione continua, umile e paziente. Ma è proprio questo il bello della fede: non si tratta di somigliare a Gesù come a un modello da copiare, ma di lasciarsi plasmare da Lui come creta nelle mani del Vasaio.

Se dovessi riassumere ulteriormente, direi che il diaconato è la posizione da cui posso servire allo stesso tempo Dio e l’uomo. Il servizio a Dio si vede con chiarezza nell’assistenza all’altare – e il mio piccolo amico direbbe che sarò “un chierichetto con i poteri speciali”! – ma anche il servizio all’uomo nasce proprio da lì, da ciò che accade durante la Messa. Il diacono proclama il Vangelo, invita allo scambio della pace, congeda l’assemblea: gesti semplici, ma carichi di senso. 

In quei momenti, la comunità si muove: si alza per ascoltare la Parola, si guarda negli occhi per donarsi la pace, si apre alla vita tornando al mondo con la missione di testimoniare ciò che ha celebrato. Ecco allora il cuore del mio desiderio: essere, nella Chiesa, segno di un movimento che parte da Dio e ritorna a Lui, passando per la carne viva degli uomini. Servire l’altare e servire la vita, servire Cristo e servire i fratelli: è la stessa cosa, perché è lo stesso Amore che si fa gesto, voce, presenza.

Davanti a tale importantissimo e profondo passaggio vi chiedo pertanto un ricordo nella preghiera, perché questo dono e questo impegno possano trovare spazio nella mia vita. 

Che io possa diventare trasparenza di Colui che mi ha chiamato – come chiama ciascuno di noi fin dal battesimo – a conformarmi al Figlio, imparando da Lui a vivere, pensare e agire “da servo”

Un servo che non ha paura di mettersi in ginocchio, per amore di Dio e dei fratelli.

Lascia un commento